Lavigna e il misterioso popolo Minitrudy

Elettra, classe 4ª Muzzano

Lavigna era una bambina di dieci anni, molto simpatica, aveva perso il fratello quando aveva solo tre anni di vita.
Era il giorno di Natale, il venticinque dicembre, quando, per ultimo, cominciò a scartare il regalo dei suoi genitori dopo aver letto il loro bigliettino, di colore turchese, su cui c’era scritto:

Cara Lavigna, tanti auguri di buon Natale.
Un regalino con cui potrai cavalcare!
Lo volevi tanto!
Mamma e Papà

Lavigna, dopo aver trovato un bellissimo cavallo a dondolo in legno bianco a pois azzurrini, ringraziò i genitori, era vero, lo desiderava da tanto!
- Posso portarlo in camera mia e provare a cavalcarlo? - domandò.
- Certo che puoi Lavi. - le rispose la mamma - Sono contenta che ti piaccia così tanto, ma non dimenticarti degli altri regali, hai ricevuto anche quelli! -
La ragazza portò il cavallino in camera sua e lo mise assieme ai suoi altri giocattoli.
Una settimana dopo la bambina fece una scoperta incredibile, scoprì che il cavallino era magico, bastava che lei gli dicesse di andare in un posto e lui eseguiva subito, Lavigna non parlò mai con i genitori dell’incantesimo, era il suo segreto.
Aveva scoperto la magia del cavallo mentre, un giorno, per gioco, aveva detto mentre lo cavalcava in camera sua:
- Puledrino, portami via da qui, cavalchiamo in un paese lontano, andiamo in... Giappone! -
Intorno a lei, per un istante, fu solo un turbinio di colori sfocati e un attimo dopo era arrivata in Giappone.
Allora Lavigna spaventata aveva detto, prima che qualcuno la vedesse e scoprisse che non era arrivata dalla strada, ma era apparsa all’improvviso:
- Cavallino, presto, riportami a casa!-
Ancora il vortice colorato, poi si ritrovò nella sua stanza.
Si guardò intorno per assicurarsi di essere in camera sua, a casa, per terra c’era un tappeto blu e peloso, i muri erano bianchi con molti quadri, foto e poster, la parte del pavimento senza il tappeto aveva un parquet chiaro a lische di pesce, il letto era di legno, il piumone bianco a fiori rossi, turchesi e gialli, la scrivania in noce, come l’armadio e per finire i suoi giocattoli erano proprio come li aveva lasciati lei.
Si spaventò per la cartella, che non c’era, poi si ricordò che l’aveva lasciata in salotto, con i suoi genitori.
Era a casa! Meno male!
Passarono parecchi mesi dall’avvenimento, ad aprile, la ragazza era uscita dalla sua abitazione e, con il cavallo, stava andando nel bosco di pini vicino alla sua abitazione con l’intenzione di giocare un po’ e poi avviarsi verso casa.
Il pony la portò in vari paesi e città, in Russia a Mosca, alle Hawaii, a New York, in Canada e in molti altri.
Stava per tornare a casa quando qualcuno dietro di lei pronunciò un incantesimo.
Lavigna s’irrigidì e diventò uno spaventapasseri, mentre il cavallo a dondolo prese vita e al suo posto apparve un puledrino.
Verso sera la bambina vide (seppure non potesse parlare, sentiva e vedeva) due signori che tenevano in mano un foglio di carta, il primo borbottò:
- Hai sentito parlare di quella ragazza, che è andata in questo bosco alle due del pomeriggio e non è più tornata a casa, mi pare che si chiamasse Lavigna, sì, Lavigna.-
A Lavigna balzò il cuore in gola, i due uomini stavano parlando di lei, ciò voleva dire che sua mamma la stava cercando, ma lei non poteva raggiungerla perché era diventata uno spaventapasseri.
Verso mezzanotte la bambina sentì tanti rumorini provenire dai suoi piedi.
Per un attimo pensò fossero folletti, ma scacciò subito l’idea dalla mente, non esistevano i folletti.
Si rimangiò subito le sue parole, un minuscolo popolo si stava arrampicando su di lei.
Ogni omino era alto un centimetro.
Il personaggio che sembrava il capo le disse:
- Siamo la popolazione dei “minitrudy” e ti faremo diventare una di noi. -
Ci fu uno schiocco e Lavigna diventò una minitrudy.
- Scommetto la mia testa che è stato Emme.... il malefico a trasformarti inspaventapasseri!! - disse una donna di nome Judit.
- Proprio così sorellina! - le dettero ragione i suoi fratelli.
Lavigna domandò:
- È possibile che io ritorni normale? -
I minitrudy le spiegarono che l’unico modo era sconfiggere Emme... il malefico.
Il capo formò un gruppo di soccorso, poiché non aveva assolutamente nessun senso che andasse tutta la tribù.
La squadra comprendeva Lavigna, naturalmente, Judit, che aveva aiutato tutti a scoprire chi era stato a gettare l’incantesimo, Bombo, Isabella e Samuele, i fratelli di Judit e un ragazzo di nome Anuar.
Il capo consegnò loro una mappa e spiegò a Lavigna:
- Anuar è tuo fratello, anche a lui è stato scagliato l’incantesimo, se sconfiggerai il nemico, anche lui sarà libero. -
Si misero in marcia, Lavigna domandò a suo fratello:
- Quale è il vero nome di Emme... il malefico? Dove siamo diretti? -
- Emme... il malefico in realtà si chiama Melterzad. - spiegò lui in tutta calma.
- Siamo diretti a Sindii, il suo regno! -
Saltarono tutti sopra il cavallino che Lavigna aveva ricevuto per Natale, si era rimpicciolito pure lui, la ragazza gli spiegò dove andare e quello in un battibaleno li portò subito fuori dalle mura di Sindii.
- Entrate voi due. - disse Isabella con la voce piena di terrore, guardando Anuar e Lavigna. - Noi resteremo qui di guardia. -
Bombo consegnò loro due bottigliette dicendogli.
- Quella nera è da buttare sulla testa di Melterzad, mentre quella blu sulla sua schiena, così lo sconfiggerete. -
I due ragazzi entrarono cercando di non dare dell’occhio, troppo tardi, un gruppo di guardie li catturò subito.
Fratello e sorella vennero portati al cospetto del re, Emme... il malefico!!!
Melterzad era brutto, sembrava un enorme moscone con un guscio spinato!
- Chi siete? - domandò con il suo potente vocione.
I ragazzi ormai abituati all’esile vocina dei minitrudy trasalirono spaventati.
Proprio allora Anuar decise che non sarebbe morto per colpa di un brutto moscone, allora tirò la bottiglia blu sulla schiena di Emme.....il malefico.
- PORTATELI NELLE PRIGIONI!!!!! SUBITO!!!!!! - tuonò Melterzad.
Lavigna prese coraggio e seguì l’esempio del fratello, la bottiglietta andò a segno.
Immediatamente i ragazzi e il cavallino cominciarono ad ingrandirsi fino a che il cattivo e il suo regno diventarono un cumulo di macerie.
I ragazzi, allegri, tornarono dai minitrudy.
- Grazie!!! - esultò Lavigna al capo - Cosa possiamo fare per ripagarvi? -
Gli ometti discussero un po’.
Alla fine chiesero il permesso di vivere nella camera dei bambini.
- Desiderio esaudito!! - promise Anuar.
Andarono tutti a casa, per scoprire che li attendeva una piccola casetta delle bambole, per i minitrudy e una squisita torta al cioccolato.