Il tenente John McDrive
e il mistero del diamante scomparso

Robin, classe 4ª Grono

Era notte fonda, quando squillò il telefono. “Oh scusate! Che sbadato, non mi sono ancora presentato. Mi chiamo McDrive, John McDrive e sono tenente di polizia. Stavo dicendo: Squillò il telefono ed io sobbalzai. Erano le due e un quarto del mattino e mi affrettai a rispondere. Era l`ispettore Spagnoletta che mi chiedeva di raggiungerlo immediatamente al castello De Roc. Il tempo di bermi un caffè nero e vestirmi, e mi trovavo già al volante della mia fedelissima Oldsmobile Toronado. Nei tre quarti d’ora che impiegai a raggiungere il castello De Roc ebbi il tempo di svegliarmi completamente e ripensai a quanto avevo letto qualche giorno prima sul giornale a proposito di un’esposizione di diamanti al castello.
Giunto sul posto mi corse incontro l’ispettore Spagnoletta.
-Tenente McDrive sono felice di avervi qui perchè questo caso ha bisogno del  vostro fiuto per essere risolto-.
Lo salutai e gli chiesi di raccontarmi quanto era accaduto. L’ispettore mi disse che la gioielleria Diamantex aveva esposto nel castello i più bei diamanti del mondo e la polizia aveva posto di guardia, giorno e notte, cinquantasette dei suoi migliori uomini. Questa notte, nella ronda delle due l’agente Smith ha constatato che il diamante più grosso non era più al suo posto. Ha dato subito l’allarme ed ora eccoci qua. L’ispettore mi accompagnò nella camera dove era avvenuto il furto.
-Non abbiamo trovato né impronte digitali, né indizi e ora vedremo se il vostro infallibile fiuto risolverà il mistero-.
Mi lasciò solo, accesi la pipa e cominciai a guardarmi in giro. Effettivamente non era facile. Al momento del furto la porta era chiusa a chiave e l’agente non si era mai mosso dalla sua postazione di controllo nel corridoio. Alle finestre c’erano le inferiate e praticamente la camera era impenetrabile. Estrassi la lente e mi misi ad indagare. L’unica cosa strana era la presenza di terra sul pavimento; ma non su tutto il pavimento! La terra partiva da un angolo del locale fino al centro, esattamente fino al piedistallo dove si trovava il diamante rubato. La cosa mi insospettì e decisi di perlustrare quell’angolo. Cominciai a controllare bene le pareti perché avevo il dubbio che vi fosse una porta segreta. Non trovai nulla. Allora mi concentrai sul soffitto ma anche questo non aveva nulla di particolare. Allora mi dedicai al pavimento. Era fatto con enormi pietre in sasso tutte della stessa dimensione. Cominciai a picchiare con il tacco della scarpa su ogni singola pietra e giunto alla terza mi accorsi che suonava diversamente delle altre. Bisognava spostare quella pietra. Mi guardai attorno ma non vidi niente che poteva essermi utile. Allora chiamai l’ispettore Spagnoletta che mi raggiunse con un piede di porco. Assieme cominciammo a sollevare la pietra che risuonava a vuoto e con grande sorpresa scoprimmo un passaggio segreto. Ordinai all’ispettore Spagnoletta di rimanere di guardia all’entrata della botola ed io mi incamminai attraverso lo stretto passaggio. Era un tunnel scavato sotto terra, era buio e umido e dovetti accendere la torcia elettrica. Camminai per circa dieci minuti e mi trovai di fronte ad una porta chiusa a chiave. Forzai la serratura e mi ritrovai in una cantina. Sentivo che il mistero si stava risolvendo, dovevo solamente scoprire chi abitava in questa casa. Nel frattempo l’ispettore Spagnoletta, che era ancora all’imbocco del tunnel, venne chiamato dall’agente Smith il quale lo informava che il custode del castello era nel corridoio e desiderava parlargli. Il custode era un tipo sulla settantina e sembrava spaventato mentre si rivolgeva all’ispettore balbettando.
-Bu- buonasera ispettore, mi sono appena sve-svegliato ed ho visto molto mo-movimento qui al castello. È forse successo qua-qualcosa?-
-Sì,- disse l’ispettore. -È stato commesso un furto. Il più grosso diamante del mondo è stato rubato. Stiamo indagando, non preoccupatevi tornate pure alla vostra abitazione.-
Si salutarono, l’ispettore entrò nella stanza, il custode intravide la botola aperta e se ne andò. Io mi trovavo sempre nella cantina e stavo salendo la scala che portava al piano superiore. Aprii la porta e mi ritrovai in una cucina molto disordinata. Passai al locale successivo che era una camera da letto, anche questa molto disordinata. Perlustrai tutta la casa ma non c’era anima viva. All’improvviso sentii un rumore: era il rombo di una macchina. Mi precipitai alla porta e vidi un’auto partire a gran velocità. Mi guardai attorno,vidi una moto, balzai in sella e inseguii l’auto. La raggiunsi e mi accostai ma la moto cominciava a perdere velocità. Probabilmente la benzina era finita. Senza pensarci troppo balzai sul portabagagli della macchina mentre la moto cadeva a terra. L’autista fermò la macchina, probabilmente pensava che io fossi caduto assieme alla moto. Non persi tempo e gli balzai addosso immobilizzandolo. Con gran stupore scoprii che era il custode del castello. Sul sedile posteriore, nascosto in una valigia, c’era il diamante rubato. Mi misi al volante dell’auto con il custode legato sul sedile a fianco. Puntai dritto verso il castello e consegnai ladro e refurtiva all’ispettore Spagnoletta che si congratulò con me. Stanco, salii sulla mia Oldsmobile e rincasai. Mi sdraiai sul letto e pensai: è stato proprio un bel mistero!