Il sogno con Babbo Natale

Simona, classe 5ª Muzzano

Eravamo a casa io, mia sorella, mia mamma e mio papà, c’era il camino acceso che emanava calore in tutta la dimora.
Fuori nevicava e sul davanzale della finestra era posizionata una candela accesa rossa e intorno un nastro arancione con dei ricami color oro.
Ad un certo punto io mi alzai dal divano e dissi:
-Io vado a dormire, sono molto stanca!-
-Anch’io!-rispose mia sorella.
Dopo neanche mezzo secondo la candela compose una grande fiamma luminosa e tutto si spense, le luci dell’albero, la televisione, la radio che era accesa in cucina e la candela.
-Co..come mai si è spento tutto?-dissi impaurita.
Poco dopo mio papà si avvicinò alla candela e venne risucchiato con mia mamma, allora entrammo anche noi .
E “pouf”, ci ritrovammo in un mondo fantastico pieno di addobbi natalizi e in mezzo un abete gigantesco decorato con delle bocce di tutti i colori: era bellissimo, anche la casette erano decorate e sembravano molto accoglienti.
-Mamma, papà, eccovi!!-dicemmo io e mia sorella in coro.
-Pensavamo di non trovarvi più!-esclamò mia sorella.
Dopo un po’ un folletto dall’aria simpatica ci disse:
-Buongiorno esseri umani come va la vita?-
-Bene!-rispondemmo.
Poi io domandai:
-Tu sai dove siamo?Che posto è questo?-
-Come, non sapete che villaggio è?-
-No!-rispose mio papà.
-Be’ comunque siamo nel villaggio di Natale dove vive Babbo Natale!-disse d’un fiato il folletto.
-Ah, ho capito, allora tu sei un aiutante di Babbo Natale?- disse incuriosita Sara.
-Sì, proprio così!-continuò il folletto.
-Voi siete degli esseri umani molto fortunati, siete venuti qui nel villaggio di Natale e questa è una fortuna! Potrete incontrare Babbo Natale e visitare la fabbrica dove si realizzano i giocattoli per i bambini buoni e non cattivi!-
-Che bello!-dicemmo in coro io e mia sorella.
-Ci andiamo adesso?-
-Certo!- rispose la creatura.
Strada facendo ci raccontò un po’ di cose:
-Io mi chiamo Robin! Sono nato qui, sono il capo di tutti i folletti e sono la guardia del corpo di Babbo Natale.-
-E visto che sei la sua guardia del corpo perché non sei da lui?-ragionò mia sorella
-Ah, è vero, mi sono dimenticato!-rispose disperato Robin. -Venite con me!-
-Ma ci metteremo un’eternità ad arrivare alla fabbrica dei giocattoli dove ti sta aspettando Babbo Natale!-disse mia mamma.
-State tranquilli ho un apparecchio speciale che ci trasporterà fino all’edificio in poco tempo, anzi in un secondo saremo lì!-disse sicuro Robin.
Prese un sacchettino dalla sua tasca, mise dentro la mano e ci buttò addosso una polvere argentata, ci ritrovammo nella vera fabbrica dei giocattoli, era colma di folletti che lavoravano, lavoravano, lavoravano tutto il giorno per soddisfare i bambini di tutto il mondo e naturalmente dovevano rendere la cose più belle per mostrarle al loro capo Babbo Natale.
Robin ci fece segno di seguirlo per andare all’ufficio di Babbo Natale.
Ci diede un’agenda e un innaffiatoio, mia sorella e io entrammo nell’innaffiatoio come per magia e i miei genitori fecero la stessa fine, solo nell’agenda.
Ci ritrovammo in una specie di labirinto, avevamo molta paura, i muri laterali erano di mattone color marrone circa.
Davanti a noi c’era Robin ed esclamammo:
-Robin, mamma, papà, finalmente! Pensavamo di non trovarvi più!-dicemmo in coro.
-Ma qui non ci sono i vostri genitori.-disse Robin.
-Ah, dove sono?-domandò pensierosa Sara.
-Veramente non lo so-rispose con vergogna Robin.
-È tutta colpa tua, ci hai dato quello stupido innaffiatoio e quella maledetta agenda per i numeri di telefono e gli indirizzi degli amici e parenti! E adesso noi per colpa tua non troviamo più i nostri genitori e se non li troviamo più avrai dei rimorsi!E noi non passeremo un felice Natale!-aggiunse nervosa mia sorella.
-State tranquille!Li troveremo, ve l’assicuro!-disse tranquillo Robin.
Così ci avviammo verso le mura del labirinto e incontrammo un fauno dall’aria simpatica che ci disse:
-Ho trovato questa signora e questo signore all’interno del labirinto, li conoscete?-
-Mamma, papà vi abbiamo trovati!-esclamammo.
Ma ci sbagliavamo, non erano loro, eppure gli assomigliavano da lontano.
-Da lontano.-precisò Sara.
Arrivammo davanti ad un cartello con sopra scritto:

Se un aiuto vuoi trovare,
al Polo Nord devi andare!

-Ma non ha senso, come facciamo ad uscire?-esclamai.
Dopo un secondo ci ritrovammo fuori dal labirinto e davanti a noi c’era una fabbrica, di Babbo Natale, allora entrammo, dentro Robin ci disse:
-Seguitemi, nell’ufficio di Babbo Natale!-
-Speriamo che è lì-dissi io.
-Babbo Natale è sempre nel suo ufficio, d’altra parte ha molte lettere da leggere!- disse sicuro tra sè.
-A me non sembra-esclamai guardando la scrivania vuota.
-Ma è impossibile! Dovrebbe essere lì in questo momento!-disse disperato Robin.
Una mano toccò la spalla di Robin, era un folletto che disse:
-Come non lo sapevi?Babbo Natale è stato rapito!-comunicò con voce triste.
-Ma io non sapevo niente!-esclamò Robin. -Ecco, lo sapevo, è sempre colpa mia-aggiunse con voce roca.
Poi elencò:
-Ho dato quell’agenda ai vostri genitori e dove sono adesso? All’interno del labirinto, non mi sono preso cura del mio più grande capo e per colpa mia ci stavamo perdendo nel labirinto!-concluse Robin, poi se ne andò tutto triste.
-Ehm, a proposito voi chi siete?-ci domandò il folletto.
-Noi siamo Sara e Simona, veniamo dalla Terra, Robin è un nostro amico e noi abbiamo perso i nostri genitori!-esclamò Sara.
-E dove?-si informò il folletto.
-Nel labirinto qui vicino!-aggiunsi io.
-Se noi vi aiutiamo a trovare i vostri genitori, voi ci aiuterete a ritrovare il nostro grande capo?-ci propose il folletto.
-Certo!!-esclamammo contente.
Così decidemmo di andare a cercare prima i nostri genitori, siccome potevano aiutarci nella ricerca di Babbo Natale.
Andammo nel labirinto e davanti a noi sbucò una puzzola color lilla, che strana non ne avevo mai vista una di quel colore!
Camminammo, camminammo finchè io dissi:
-Ma è impossibile trovare i nostri genitori in un labirinto di questo genere! Ci sarebbe bisogno una cartina dentro un computer che ci faccia vedere in che punto del labirinto siamo e dove sono i nostri genitori!-
Ecco che trovai quel computer che avevo immaginato, era lì per terra davanti a me! Lo raccolsi e vidi che eravamo molto lontani dai miei genitori e che dovevamo muoverci, perché altrimenti non avevamo il tempo per trovare Babbo Natale. Ed ecco che alla fine eravamo vicini ai nostri genitori e però adesso come facevamo a trovare la via d’uscita?-
Ma Robin non aveva più polvere magica.
-No, l’ho finita-rispose preoccupato.
-Non disperatevi! Abbiamo trovato la soluzione!-disse mia sorella.
-E quale?-le domandai.
In terra c’era un sacchettino uguale a quello di Robin, e dentro c’era un biglietto e la polvere argentata.
Sul biglietto c’era scritto:

CARO ROBIN TI LASCIO QUESTA POLVERE ARGENTATA PER VENIRE A SALVARMI AL CASTELLO DEL MALVAGIO RE “GELO” AIUTAMI TI PREGO!!

IL TUO CAPO BABBO NATALE

Così Robin prese in mano il sacchetto e buttò un po’ di polverina ad ognuno e ci ritrovammo in un castello gelido.
Per fortuna eravamo vestiti con cappotti di lana e maglioni caldi, quindi non avevamo freddo.
Arrivammo in una sala con il pavimento di ghiaccio, era la stanza del trono del malvagio re e c’era una guardia davanti a lui.
Gelo gli disse qualcosa:
-Vai a cercare i folletti di Babbo Natale e portali da me, così faranno compagnia a loro capo!-poi concluse: -Ah ah ah!!-
-Dobbiamo avvisare i folletti!-esclamò Robin.
-Ma come?-domandò mia sorella.
-Avete uno di quei cosi per chiamare che suonano e poi ci parli dentro?-
chiese Robin.
-Oh, certo, ce l’ho in tasca.-disse mio papà. -Però devi avere il loro numero di telefono, altrimenti come fai a chiamarli?-aggiunse.
-Allora devono cavarsela da soli!-disse Robin.
-Noi pensiamo a liberare Babbo Natale, così ci aiuterà lui a liberare i folletti!- propose mia mamma.
-Va bene!!-decidemmo in coro.
Così ci avviammo verso la prigione dove si sentivano gli urli di Babbo Natale.
Però Gelo ci scoprì e ci mise nella prigione con Babbo Natale.
-Grazie di aver cercato di salvarmi!-ci disse con un tono gentile il simpati vecchietto.
-Dove sono le chiavi?-domandò mio papà.
-Sono lì dove c’è quel pezzo di legno!-disse il grande capo.
Mio papà, visto che aveva le braccia lunghe, riuscì a prendere le chiavi (che erano abbastanza vicine). E uscimmo da quel posto orribile.
Babbo Natale fece una magia a Gelo che lo immobilizzò, quando uscimmo dal castello c’era l’aiutante del re Gelo che aveva portato tutti i folletti, ma Babbo Natale immobilizzò anche lui!
-Grande capo è tornato!-esclamarono tutti i folletti.
Tornammo alla fabbrica e i folletti si misero a lavorare, in fondo Babbo Natale doveva consegnare i regali in tutto il mondo.
Salutammo Babbo Natale e tornammo a casa.
Alla mattina mi ritrovai nel mio letto e mi resi conto che era stato tutto un sogno bellissimo, scesi con mia sorella a vedere se Babbo Natale era passato a portare i regali.
-Ah, è vero, oggi è la mattina del 24, è domani Natale!-
Lontano al Polo Nord Babbo Natale si stava preparando per sorvolare tutto il mondo a consegnare i doni ai bambini buoni!