LEONARDO E IL PEDALO'

Caro Vladimiro,
Abbiamo seguito il tuo invito che ci hai fatto dopo la scoperta del personaggio; però, invece di spiegare un'invenzione di Leonardo da Vinci,l'abbiamo sfruttata per inventare una storia .
Per rendere più credibile il nostro racconto , abbiamo fatto una piccola ricerca a coppie in internet  per informarci sulla Toscana e sul periodo storico in cui è vissuto Leonardo. 
Ti alleghiamo la storia completa , con le foto delle invenzioni e di alcuni nostri disegni: speriamo  che ti piacerà  e che la pubblicherai  sul Giornalone.

Ciao e a presto!!! 
Classe 4.a e 5.a
Vira Gambarogno

 

Oggi vi raccontiamo una storia che per ora non c’è in nessun libro: noi queste notizie le abbiamo scoperte su un antico manoscritto che abbiamo trovato nei sotterranei segreti del museo del Louvre.

Correva l’anno 1492; era un’estate torrida e afosa e Leonardo, che si trovava a Milano alla corte di Ludovico il Moro, non ne poteva più del caldo. Pensò così di tornare per un po’ a Vinci, per poi recarsi poco lontano da Pisa, per una breve vacanza al mare. Arrivato in Toscana, decise di alloggiare alla locanda del Mulino bianco, che qualche secolo più tardi sarebbe finita sui pacchetti dei biscotti e delle merendine. Un giorno mentre era seduto all’ombra di un ulivo a gustarsi i cantucci col vinsanto, osservava la ruota del mulino girare e, appena sotto nel fiume, un barcaiolo che si affaticava con i remi per vincere la corrente dell’Arno. In quel momento, nella testa di Leonardo si accese una lampadina, o meglio una candela, vista l’epoca:

- Mi è venuta un’idea geniale: se inventassi una barca con delle pale laterali azionate da una doppia manovella, sarebbe molto più facile navigare sul fiume…
Così si disse Leonardo, e da quel gran genio che era nel giro di una settimana la barca fu pronta.
La mattina del sette agosto la costruzione della sua invenzione era terminata e Leonardo decise che l’avrebbe provata personalmente quel pomeriggio; nel frattempo pensò di andare a mangiarsi un arrosto di cinghiale in un’osteria di Pisa, in Piazza dei Miracoli.

 

Mentre terminava il pranzo, osservando la torre gli sembrò che pendesse leggermente, ma pensò che fosse tutta colpa del Sangiovese che aveva bevuto.
Appena arrivato in riva al fiume, dove aveva lasciato la sua barca rivoluzionaria, salì sull’imbarcazione e si fece spingere in acqua dall’oste della locanda del Mulino bianco; l’invenzione funzionava a meraviglia (forse perché viaggiava in favore di corrente).

Fatto sta che, un po’ per il caldo, un po’ per la stanchezza, un po’ per l’effetto del vino, il nostro inventore fu preso dal sonno e smise di girare le manovelle, lasciandosi trasportare dall’Arno.
Si svegliò che era notte fonda. Si trovava in pieno mar Tirreno, lontano dalla costa e diversi chilometri a nord della foce del fiume: insomma, era sperduto in mezzo al mare! Malgrado il buio, Leonardo non si fece prendere dal panico e pensò di aspettare l’alba prima di decidere in che direzione andare; fu così che si riaddormentò e sognò di una donna misteriosa... Era un sogno che avrebbe ripetuto molte volte e che l’avrebbe portato, dodici anni dopo, a dipingere la Gioconda.
Quando si risvegliò, mancava poco al sorgere del sole e la corrente l’aveva portato verso il mar Ligure; guardandosi attorno, vide con meraviglia tre caravelle che navigavano non molto lontano.
- Aiutoooo! - gridò più volte Leonardo.
Dopo pochi minuti il nostro eroe era a bordo della Niña, una delle tre navi, e stava parlando con il suo comandante, un certo Cristoforo Colombo.

 

- Hola señor, - disse Cristoforo - cosa ci fate da solo in mezzo a questo mare e con questa strana barca? Lo sapete che siete stato molto fortunato ad incontrarci? Infatti, noi in questo momento dovevamo essere in pieno Oceano alla ricerca di una nuova via per raggiungere le Indie occidentali. Ma torniamo a voi: cosa state facendo?
- L’è una storia  lunga… Comunque, per farla breve, stavo provando la mia nuova invenzione quando mi sono addormentato come un bischero e mi sono risvegliato in mezzo al mare. Ma voi piuttosto, cosa fate da queste parti? Non avete forse sbagliato direzione?
- Non esattamente, - rispose Colombo - speriamo comunque che non lo vengano a sapere Re Ferdinando di Spagna e la Regina Isabella che pagano tutta questa avventura! Appena partiti da Puerto Palos, mi sono accorto di non avere il mio orsetto di stoffa, del quale non posso fare a meno quando navigo, e così ho deciso di fare un salto a casa mia, a Genova, per prenderlo con me. Ma della vostra barca che mi dite?
Leonardo spiegò a Colombo il funzionamento della sua barca speciale e Cristoforo ne rimase tanto entusiasta che, mentre accompagnava l’inventore verso la terraferma, gli chiese di progettare per lui un’imbarcazione simile, ma con i pedali al posto delle manovelle: avevano inventato il pedalò!
Fu così che Colombo rinunciò a trovare una nuova via per le Indie, non attraversò l’Oceano e, dunque, non scoprì più l’America, per la gioia dei Maya, degli Inca, degli Aztechi, dei Pellerossa e di tutte le popolazioni di quel continente. Invece di diventare uno scopritore, il navigatore genovese divenne il primo proprietario di uno stablimento balneare a Viareggio, dove si arricchì affittando ai turisti di quel tempo ombrelloni, sdraio e, soprattutto, pedalò.
E il nostro protagonista Leonardo?

Venne richiamato d’urgenza alla corte di Ludovico il Moro che gli chiese di progettare delle armi per difendersi dall’esercito di Carlo VIII, Re di Francia, che aveva deciso d’invadere la penisola italica; fu in quell’occasione che il più grande inventore di tutti i tempi progettò una specie di carro armato, ispirandosi alle tartarughe...  Ma questa è un’altra storia!

Per il momento noi ci fermiamo qui e lanciamo un invito a voi lettori: che ne dite di trovarci tutti, la prossima estate, a fare il bagno a Viareggio? Noi saremo ai bagni Cristoforo…