IL MIO VIAGGIO NELLA FANTASIA

Caro Vladimiro,
nell'ultimo mese di scuola, ho scritto una storia "a puntate" che ti mando. Ai miei compagni è piaciuta, se piace anche a te puoi pubblicarmela?

Ciao e buone vacanza d'estate!

Martina, classe 3ª Muzzano

La fata lucente

Era una calda sera d’estate, le lucciole brillavano, le farfalle volavano spensierate alla
leggera brezza. Io mi sedetti ad ascoltare i grilli che quella sera, sulla mia accogliente
collina, cantavano ancor più forte.
Ad un tratto però vidi all’orizzonte una luce abbagliante. Chiusi leggermente gli occhi
e quando li riaprii notai con gran stupore un’esile fatina che mi fissava con i suoi occhi
brillanti come pepite d’oro.
Io dissi stupita:
- Come sei bella ed elegante, ma sei molto inquieta! -
Lei fece un dolce inchino, si sedette e mi spiegò:
- Ero ad un’inaugurazione di uno zoo, ma è fuggito il leone, mi puoi aiutare a ritro-
varlo? -
Io dissi di sì, anche se devo ammettere che avevo parecchia paura.
Davanti a me apparve per incanto una lunga scala di nuvole:
- Sali, quando troverai di fronte a te una porta d’argento, l’aprirai! -
Così detto la dolce fatina mi porse una chiave:
-Ti aspetterò dietro la luccicante porta! -
Poi fece un inspiegabile incantesimo e sparì.

Il cavallo volante

Io salii le lunghe scale e quasi inciampai. Aprii la porticina d’oro lucente con la chiave
apposita. Lì, come mi aveva promesso, c’era la piccola fata.
- Prendi questo cavallo alato, ci aiuterà a superare ostacoli pericolosi! -
Io montai in groppa al cavallo volante che si chiamava Pegaso.
- Wow, che meraviglia! -
Non riuscivo a crederci! Ad un tratto ci ritrovammo di fronte ad una grande caverna.
- Non possiamo fare nient'altro, dobbiamo inoltrarci! -
Non avevamo scelta, dietro di noi c’era un burrone molto profondo. Da parte si tro-
vavano delle ortiche gigantesche.

Nella caverna

Nella caverna era tutto buio. Non si vedeva niente. Ad un tratto in lontananza si nota-
vano tante luci dorate: erano pepite. Visto che avevamo una bella occasione, ne presi
un po’. Però vi fu una brutta sorpresa; finii in un luogo molto tenebroso e sentii pure
un grido venire verso di me.

Una strega

Era un’orribile strega e molto arrabbiata.
- Cosa ci fai qui! - mi disse.
Io non lo svelai e lei mi sbattè in una sua prigione sotterranea. Cosa potevo fare? I
miei amici erano forse in pericolo! Ma mi sbagliavo...Appena ebbi terminato di parlare
sentii un tintinnio di una chiave. Erano proprio loro, con la chiave della prigione. Mi li-
berarono e uscimmo dalla caverna.

Il leone!

Stavamo osservando la natura, quando un gran leone ci sbarrò la strada. Io lo catturai
con la corda che avevo in tasca.
- Forse è il leone che è scappato dallo zoo! -
Ora dovevamo solo uscire dal mondo della fantasia.

Il ritorno

Per tornare a casa, dovevamo riattraversare la caverna della strega, scendere le scale
di nuvole colorate ed infine recarci allo zoo. Come detto rientrammo nella casa della
strega, per fortuna stava dormendo. Vedemmo molti pipistrelli e molte ragnatele.
Dopo un’ora eravamo fuori sani e salvi, per fortuna!
- Fuggiamo, non vorrei che si svegliasse! - ci sussurrò la piccola fata.
Ad un tratto ci ritrovammo davanti la porta di cristallo.
- Apritela! - disse la fata agitando il vestito e volando sulla mia spalla.
Io l’aprii e scesi le scale. Il leone ringhiava e spintonava continuamente.

Un’aquila

Camminammo e camminammo fino a quando ci ritrovammo di fronte un cartello:
ATTENTI ALL’AQUILA
Dovevamo passare per entrare nello zoo, ma era molto difficile. Però la piccola fata
aveva sempre qualche idea:
- La spaventeremo con il leone! -
Io tirai la corda che era legata al collo dell’animale. Il leone ruggì e l’aquila se ne volò
via.

Un furfante

Appena passati un signore vestito di bianco ci piombò addosso.
- Cosa credete di fare? -
Noi gli spiegammo l’accaduto.
- Molto bene, venite! - disse infine con un sorrisetto. Noi lo seguimmo e lui ci abban-
donò nel grande zoo.

Addio leone!

Accanto a noi c’erano molte gabbie e molti animali. Era mezzogiorno e tutti erano in-
daffarati a mangiar cibo. Meglio così, potevamo passare quasi inosservati!
Ad un tratto vedemmo una gabbia vuota e vi mettemmo il nostro leone. Poi scappam-
mo a gambe levate.
Appena fuori mi misi a piangere, in effetti mi ero molto affezionata al felino! Gli ani-
mali però, devono avere una vita normale. Il nostro bel leone era stato portato allo
zoo, perché si era ferito e non aveva ancora finito le cure.

Addio cavallo!

Io osservai la fata:
- Dobbiamo lasciare libero anche Pegaso! -
Lo abbracciai e lui se ne volò via verso la fantasia. Anche i cavalli volanti hanno una
vita da percorrere felici con la loro famiglia!

Il gran finale

Io domandai alla fata:
- Te ne vai anche tu? -
- Resterò un poco con te! -
Ero molto contenta e rincasammo.
Tutto era tornato alla normalità. CHE AVVENTURA!


Martina
classe 3a Muzzano