JEFF E LA STORIA DI CANTA AL VENTO

Ciao Vladi,
sono ancora io, Sara di Muzzano.
Due settimane fa abbiamo in classe svolto delle redazioni partendo da dei ritagli di giornale. La mia e quella del mio compagno di 5ª Ricky ci sembrano molto buone e te le spediamo per, se vuoi, pubblicarcele!
Sono molto contenta che mi hai pubblicato la storia sulla cioccolata.

Salutoni da Sara ed anche da Ricky
Canta al vento era un indiano molto potente che era nella squadra di Toro Seduto.
Lui era un indiano astuto e robusto che combatteva per la fede e per il capo, in poche parole si sacrificava.
Era uno degli unici che era sopravvissuto contro gli inglesi e ora era stato usato per pulire le fogne di Manhattan(New York).
Dormiva pure sottoterra perchè se c’era un guasto era subito al posto giusto.
Passava tutta la giornata a pulire e ripulire senza scopo e non guadagnava niente.
Un giorno qualunque, mentre puliva, arrivò un signore. Aveva la barba folta, gli occhi a mandorla, delle ciabatte a punta con tanto di tacco per avere qualche centimetro in più e, come se non bastasse, aveva con sè un cappello da mago sulla testa che era tutto storto.
Gli propose di scappare da questo orribile posto e di rifugiarsi nel negozio vicino a Central Park che si chiamava Toro Seduto shop.
A quelle parole Canta al vento scoppiò a piangere dalla felicità e abbracciò il vecchio per il consiglio.
Appena fu fuori non riusciva a guardare, non era più abituato alla luce del sole, sorpassò la parte ovest del parco ed entrò nel negozio che gli era stato indicato.
Era vuoto,solo si notava una cosa che era coperta con un telone.
Poi sentì una voce e si girò, riapparve il vecchio che aveva incontrato nei sotterranei che gli disse:
-Vedo che hai seguito i miei consigli! Ti volevo dire che anch’io ero un indiano, e che ti volevo mostrare questo!-
Detto ciò tolse il telone che c’era in mezzo alla stanza e vi apparve una jeep normalissima.
-Questa automobile ti potrà portare nel tempo e potrai sconfiggere gli inglesi!-concluse il vecchio.
Gli disse anche che solo se sorpassava i cento chilometri orari tornava dagli indiani.
Partì subito sull’autostrada, aveva la testa che gli pulsava talmente aveva tante idee.
Appena superò i cento chilometri la macchina incominciò a riscaldarsi e di colpo si ritrovò in mezzo al Gran Canyon.
Era stupefacente rivedere quelle scene di una volta, Canta al vento si mise a gridare a squarciagola dalla felicità:
-Aaahhhahhhahah!-
Poi ricordò: quella era la sera prima dell’attacco degli inglesi.
Passando vedeva molte truppe che mangiavano davanti al fuoco, finchè scorse la banda di Toro Seduto (la sua banda).
Doveva fare finta, come se fosse sempre stato lì:
-Ciao Toro!-cominciò subito a parlare Canta al vento.
-Auhg!Dove sei stato fino ad ora?-rispose Toro Seduto.
-Sono andato a pattugliare un po’ la zona.-
-Fermati!E cena con noi.-gli ordinò.
Cantarono e ballarono fino a notte fonda, non sapendo che ci sarebbe stato un brutto risveglio.
Invece la mattina dopo non successe niente, Canta al vento era là che guardava dappertutto nella speranza che qualcuno arrivasse.
Poi ricordò, tornando nel tempo aveva cambiato il passato,quindi gli inglesi non sarebbero giunti.
Disperato si mise a correre a destra e a sinistra, poi inciampò e cadde sui cactus, da quella catastrofica situazione nessuno ne seppe più niente.
Jeff cadde sui lego dal letto:
-Allora non era la verità! Canta al vento era solo un brutto sogno! E pensavo di essere piombato in un cactus, invece ero caduto dal letto sui lego!-pensò Jeef.
Poi a colazione raccontò tutto ai genitori.
Detto tutto Jane esclamò:
-Usi troppi videogiochi; dopo li sogni anche!-
Poi Jeef ricordò.
La sera prima era andato a comprare un videogame che parlava di indiani.
Quindi la mamma gli disse:
-Da adesso solo venti minuti al giorno di Play Station e Game Boy!-
Quindi quel giorno fece i suoi venti minuti, e poi da uno scatolone tirò fuori materiale da indiano che aveva usato a Carnevale e poi aveva messo in un angolo e non aveva più guardato.
Si vestì da cima a fondo, sembrava un vero indiano.
Si rotolava per terra, lanciava frecce dappertutto e ogni tanto gridava:
-Auhg!-
La mamma era felicissima che non passasse tutto il giorno davanti allo schermo, anche se Jeef ogni tanto borbottava:
-Uffa!Non riesco mai a finire il gioco!-
Ma poi passava tutto.
Da quel giorno Jeef fu sempre contento, fino alla morte!