IL PREZIOSO VECCHIO LIBRO

Caro Vladimiro,
noi facciamo spesso componimenti a scuola.
Il mio è stato scelto e mi hanno proposto di spedirtelo.
Ti chiedo se è accettabile per inserirlo in voglia di scrivere.
Ciao, Rosina (e classe 4a e 5a Arogno)
C'era una volta un paesino, dove la pioggia batteva senza pietà sui tetti vecchi delle case.
Vicino al paese c'era un grosso fiume pericoloso che allagava spesso un pezzo del terreno e un piccolo bosco dove crescevano solo pini.
In quel posto il vento ululava cosi forte che faceva vibrare i baffi ai toppi e sobbalzare le mucche.
I bambini credevano che fossero i fantasmi ad ululare.
In quel paesino abitava poca gente che però era abituata a quella pioggia terrificante perché succedeva spesso.
In una cantina, dove una volta abitava un ricco olandese era rimasta una grande libreria.
Lì erano nascosti molti libri antichi che nessuno leggeva da anni.
I pochi bambini di quel paese andavano parecchie volte ad esplorare quell'antica casa, ma nessuno era mai entrato in quella cantina a parte il ricco olandese.
Un giorno quando la pioggia batteva ancora più del solito dei bimbi che stavano facendo una piccola passeggiata si persero nel piccolo bosco accanto al paese e perciò cercavano rifugio.
La vecchia casetta del ricco olandese era la più vicina al bosco e allora i bambini cercarono di entrarvi.
Elvis il bambino dai capelli abbastanza lunghi, biondi e ricci e dagli occhi blu e verdi che aveva un naso corto e appuntito, bisbigliò alla sua amica:
-Vanessa,penso proprio che dovremmo entrare qui…-
Vanessa una bambina dai capelli castani raccolti sempre in due codini colorati (uno rosa e l'altro viola) aveva anche lei un naso appuntito. Lei era bassa e magra in confronto a Elvis che era un po' cicciotto.
Disse:
-Ma, non è poi così brutta l'idea di entrare in quella casa. Potremmo anche esplorarla un po' di più, forse contiene un oggetto prezioso. Giusto?-
Elvis annuì e così fecero anche i due fratellini Fleshman, Sara e Ray che avevano i capelli lisci, lunghi e neri.
Sara aveva due mèches rosa e gli occhi, grigi e blu. Invece Ray li aveva marrone.
Tra l' erba alta e soffice era difficile intravedere l'entrata.
Bussarono alla minuscola porta che crollò al primo tocco tanto era vecchia ed entrarono.
Sara e Vanessa, le due ragazze erano più timorose di Elvis e Ray perciò stavano sempre vicine l'una all'altra.
Nella casa c'era un oscurità tremenda e anche un silenzio di tomba.
Per fortuna Ray aveva sempre con sé la sua adorata pila con su un drago inferocito che mandava fuoco. C'era un bottone blu per accenderla.
L'accese.
Per un attimo restarono impietriti davanti ad un enorme e vecchissima libreria.
L'intera stanza puzzava di naftalina.
C'erano, sparsi in giro, tanti libri. Ce n'erano anche per terra, tutti ammuffiti.
In fondo alla stanza c'era una scala.
I bambini decisero di scenderla anche senza sapere dove portasse… Scendendo la puzza di naftalina aumentava.
Neanche il profumo di Vanessa, quello che metteva sempre sua mamma, non si sentiva più.
Le loro scarpe da ginnastica facevano …crik…crak…sui gradini delle scale di legno.
Elvis, che stava per calpestare il pavimento di linoleum in fondo alla scala sentì un rumore dietro di lui.
Si girò di scatto.
Il suo viso era pallido talmente era spaventato.
-N…non…avete…sentito!?-
I suoi amici lo guardarono perplessi:
-No! Perché ci stai facendo uno scherzo?- disse Sara.
-No, davvero credetemi ho sentito…-
Non poté finire la frase perché un forte “badabamm” lo fece sobbalzare di nuovo.
Un brivido gli corse giù lungo la spina dorsale.
Tutti e quattro si girarono e videro che la libreria si era inclinata e che alcuni libri erano caduti.
-M…ma perché è …è …è …caduta!?- mormorò Vanessa tutta scossa da brividi.
Non le diedero risposta ma cominciarono a scendere giù per la scala.
Elvis, che era già giù gridò tutto eccitato:
- Qui, sotto sono in cantina!-
Sara mise la mano sulla spalla di Vanessa che sussultò dallo spavento e si girò di scatto.
- Vorrei andare a casa, anche se piove!- sussurrò Sara nell' orecchio di Vanessa.
La pioggia tamburellava sul tetto e si sentiva tum, tum, tum…
Ray si mise a strillare terrorizzato:
-Uah, aiuto, scappiamo, i topi nooo, no, i…i…i…i ratti!- gridò e svenne.
I tre amici erano terrorizzati da ciò che vedevano.
Ray era lungo disteso per terra svenuto, e due grossi ratti dagli occhi rossi li fulminavano con lo sguardo.
Elvis, il bambino che cercava sempre di essere più coraggioso degli altri, fece un passo indietro, ma calpestò uno di quei libri sparsi in giro per la cantina.
Gli venne un' idea: raccogliere quel libro e buttarlo ai ratti. Ma quando lo ebbe afferrato un ratto gli scivolò fra le mani.
-Aaaah, aaaa, che male… a …i…u…t…ooo!!!- strillò mentre il ratto fuggiva via.
Strillò di nuovo.
Il ratto lo aveva ferito sul palmo della mano. Non era una ferita tanto profonda.
-Elvis… va…tutto… bene…eh? - mormorò Sara stringendo la mano di Vanessa che tremava come una foglia e stava impietrita a guardare quella terrificante situazione.
Elvis che aveva ancora in mente la sua idea cominciò lentamente ad alzare il vecchio libro.
Quando lo ebbe tirato su mirò i tre ratti e lo lanciò.
Colpì esattamente il suo bersaglio.
I ratti adesso avevano tutti una piccola ferita e allora per il dolore e per la paura scapparono.
Ray si era ripreso. Dapprima camminò a quattro zampe e poi camminò normalmente.
Elvis ancora scosso dalla paura camminava verso il suo amico, ma qualcosa attirò la sua attenzione: il libro con cui aveva beccato le terrificanti bestiole.
Lo prese in mano e lo esaminò. Aveva tre grandi macchie di sangue di ratto.
Tutto impressionato Elvis lo mise nel sacchetto che aveva usato per mettere il pic-nic.
- Perché non torniamo a casa? - chiese Vanessa tutta confusa.
Decisero di tornare a casa e tutti andarono a casa di Vanessa.

Vanessa era una bambina viziata e aveva una famiglia molto ricca. La sua casa era lussuosa.
Era una grande casa color giallo con davanti un bel giardino e una piscina. A destra si nascondeva un grande orto. Sopra l'orto si affacciava un' enorme terrazza piena di piante e di fiori rari tutti colorati.
Restarono a casa sua tutto il pomeriggio.
Alla sera quando dovettero tornare a casa Elvis si accorse che aveva portato con sé anche il prezioso vecchio libro.
A casa lo lesse tante volte.
Lo lesse per tutta la sua vita.
Lo lesse finché, in una giornata tempestosa, dei bambini lo ritrovarono nella sua cantina.