IL MISTERO

Ciao Vladimiro.
Ho inventato una storia. Te la mando così se pensi che per il Giornalone
va bene la puoi pubblicare e io la leggerò.
Francesca, 4a. elementare di Medeglia

L’invito diceva di venire qui...
infatti, delle voci, una piazzetta popolata da gente che reggeva nella mano, avvolta in un guanto di pelle Hermes, un calice di cristallo e brindava allegramente.
Non era un invito per me!
Uscii. Sotto di me un sentiero proseguiva all’infinito, potevo solo andare avanti. Là, mia madre a spendere; non mi restava che svanire nel nulla come la strada. Camminai, ma subito il sentiero fu invaso dalle biciclette dei signori; le scavalcai ma mi ritrovai faccia a faccia con un fantasma in maglietta! Corsi, corsi e corsi ma inutilmente, fantasmi in tutte le direzioni...
Mi guardai attorno, al posto degli spettri, ora, strani animali con corna vellutate all’indietro. Non mi fermai e andai avanti.
Arrivai in un luogo dove i fantasmi erano rifugiati in tane quadrate una sopra l’altra, un brivido mi sfiorò leggero la guancia fredda, come ghiaccio sotto cui l’acqua scorre veloce per andare in un punto ...
Quale punto?
Intorno al sentiero un grigio di sassi lucido correva, anch’ io correvo; scorsi una figura elegante parlare con un fantasma...
Mia madre!
Non potevo guardare:mi sentivo tradita! Mi voltai, come una ragazza a cui il fidanzato nega il proprio amore mentre le cadono, dagli occhi azzurri come acque di montagna, lacrime sul viso freddo. Mentre piangevo come la pioggia d’inverno, vidi che intorno a me le tane quadrate contenevano fantasmi con una scarpa sola, i fantasmi non li vedevo, vedevo solo le scarpe sportive, ma sapevo che c’erano. Andai avanti. Mi stupii quando guardai di fianco al sentiero...
Ora si stendeva un mare lucido decorato da quadratini colorati.
Davanti a me piscine colme di palle colorate una sopra l’altra a formare montagne alte come quelle laggiù dietro le valli. Scorsi là, lontano, qualche cosa di grande. Gettai distrattamente uno sguardo per terra... e mi accorsi, con grande stupore, che un prato verde lucido appariva intorno al sentiero.
Corsi verso la sagoma sfocata che avevo intravisto prima. La gente consegnava biglietti e certe volte ne riceveva indietro.
Un sorriso sulle mie labbra e una faccia furbetta.
I signori erano manichini, il calice era fantasia, il sentiero era solo una striscia che attraversava il tutto, le biciclette solo tricicli, i fantasmi poco più che magliette, gli strani animali erano cyclette, le tane quadrate semplicemente cassoni con dentro magliette piegate, sassi-mare-prato nient’altro che piastrelle colorate, fantasmi con una scarpa erano semplicemente scarpe, le piscine erano solo vasche riempite di palle, la sagoma sfocata era la CASSA, i biglietti solo SOLDI.

                                     UN NEGOZIO !!!

Corsi vicino a mia mamma. Lei cercò la mia mano come una lupa cerca il cucciolo affettuosamente e ce ne andammo sorridendo. La paura era finita!