Una volta, tanto tempo fa, in una fattoria, una ragazzina di nome Alice stava mungendo una mucca, per la precisione la più vecchia che aveva.
La ragazza doveva lavorare sodo tutti i giorni, doveva dare da mangiare alle mucche, ai cavalli, alle pecore. Poi doveva mungere le mucche e le capre, aiutare lo zio a strappare le erbacce dell’orto, a pulire i maiali, a seminare, a raccogliere le verdure e svolgere tutte le faccende di casa con la zia.
Alice viveva da sempre con gli zii, perché i suoi genitori l’avevano abbandonata appena nata, e gli zii l’avevano accolta, dato che non era una peste ed era molto graziosa. Alice era felice di vivere con loro, quella orami era casa sua da almeno dieci anni!
La ragazza adorava leggere, solo che poteva disporre unicamente dei libri che c’erano in casa e a Natale e al suo compleanno ne riceveva due o tre. A Pasqua gli zii le facevano trovare un cesto con dentro delle caramelle, un libro e dei cioccolatini.
La fortuna di Alice era che beveva il latte appena munto. Un giorno andò in cantina, dopo tutto il lavoro affrontato, si lasciò cadere su una sedia e cominciò a guardarsi intorno in cerca di una distrazione. Vide qualcosa su un armadio che attirò la sua attenzione. Si avvicinò piano piano e notò un vecchio libro (Alice non lo sapeva, ma il libro appariva solo quando fiutava l’immaginazione dei bimbi), l’aprì e cominciò a leggerlo.
Poco dopo si ritrovò in una foresta, ma era così presa dalla storia che non s’accorse che non si trovava più nella cantina un po’ malconcia!
Dopo un po’ una civetta le rubò il libro per attirare la sua attenzione. Alice cominciò a guardarsi intorno e quando si rese conto di essere il un luogo sconosciuto e segreto, la civetta si era quasi addormentata. Poi cominciò a chiamare Alice, quando la ragazza iniziò a parlare, la civetta capì che era spaventata. Allora la invitò a casa sua a bere un tè di menta che probabilmente sarebbe servito per calmarla.
Quando furono a casa della civetta, essa spiegò alla ragazza che possedeva una grotta la cui entrata era bloccata da un grosso masso e che la gazza ladra le aveva rubato l’anello per aprire la grotta e se lei le avesse riportato l’anello, l’avrebbe premiata con un po’ del suo tesoro e l’avrebbe fatta uscire dal libro, perché la civetta ne conosceva il modo. Aveva una memoria di ferro, si ricordava di tutti i bambini che avevano messo piede nella foresta, conosce tutti i loro nomi.
Alice non aveva scelta, se non accettava rimaneva chiusa per sempre nel libro e se accettava avrebbe dovuto cercare una gazza ladra.
Dopo un attimo decise:
- Accetto, anche perché non ho scelta!
Più tardi era già davanti al nido della gazza ladra. Aspettava che calasse la notte, perché la civetta avrebbe fatto luccicare qualcosa che avrebbe attirato l’attenzione della gazza ladra, cosicché Alice avrebbe potuto arrampicarsi sino al nido e prendere l’anello. Era un piano perfetto!
Quando fu notte davanti alla grotta della civetta ci fu una luce in lontananza. La gazza ladra la seguì. Il piano stava funzionando!
Alice cominciò ad arrampicarsi più svelta che poteva; quando arrivò al nido, con il fiatone, vide degli oggetti e dei piccoli di uccello. Ma questo nel piano non era previsto! Alice cercò l’anello e alla fine lo trovò e corse via senza farsi notare
Quando la gazza tornò al nido, tra i tanti gioielli che aveva rubato, non s’accorse che non c’era più l’anello. Intanto la civetta premiava Alice con l’oro come le aveva promesso.
Così quando era uscita dal libro, era ora di cena, andò a tavola, ma non raccontò quello che era successo, perché pensava che non le avrebbero creduto.
Mentre la fanciulla mostrava agli zii tutto quell’oro, la zia quasi svenne e lo zio le chiese sospettoso:
- Dove lo hai scovato tutto questo oro?
Alice rispose:
- L’ho trovato in un libro!
La zia esclamò:
- Se mi fossi ricordata di aver nascosto tutto ciò in un libro, saremmo stati ricchi tanto tempo fa!
Alice ridacchiò, pensando “tanto non saremmo stati ricchi anche se ti fossi ricordata...”
Quando la ragazza andò a letto non riusciva a prendere sonno. Il giorno dopo era il suo compleanno! Guardò fuori dalla finestra e vide la civetta, perciò le sussurrò:
- Grazie civetta, hai fatto diventare una favola anche la mia vita reale! -