Grazie a internet e alla posta elettronica è facile avere contatti in tutto il pianeta.
Sapendo che un collaboratore del Giornalone si trova nell'America del Sud, gli ho chiesto di raccontarci del suo viaggio.
Alex non può mandarmi delle fotografie, perciò ne ho presa qualcuna in prestito da alcuni siti che parlano di questi luoghi.

Vladimiro

Diario di viaggio
San Pedro (Cile) - 30 giugno 2003

Ciao sono Alex uno dei tanti maestri in vacanza.
Ho intrapreso un viaggio molto ricco di emozioni, natura e gente. Sono andato in Sud America, per la precisone sono atterrato a Santiago del Cile. Il Cile è un lungo e stretto paese che sale dalla punto più a Sud del mondo (la Patagonia) e arriva, dopo 4500 km, al confine peruviano.
Il Cile è rcchiuso tra una catena di montagne chiamate Ande che ricordano un po' le nostre alpi svizzere, l'unica piccola differenza è che le Ande sono molto più alte e lunghe: praticamente attraversano tutto il Sud America dividendolo in due. In Cile ci sono regioni verdi e fertili e regioni desertiche e molto aride.
Io mi trovo a San Pedro, un piccolo pueblo (villaggio) in pieno deserto. Quando dico deserto non devi immaginarti una distesa di sabbia, questo è un deserto di roccia e terra circondato da una parte della catena andina chiamata cordillera del fuoco perchè è piena di vulcani, alcuni dei quali ancora attivi... prova ad immaginarti il paesaggio.
Per ora mi fermo qui, spero di aver stuzzicato la tua curiosità. Il mio viaggio continuerà per un'altra nazione molto speciale... il viaggio continua.

Uyuni (Bolivia) - 2 luglio 2003

Ciao Vladimiro.
Ho attraversato la frontiera cilena e sono entrato in Bolivia. In tre giorni di jeep sono arrivato in un paese chiamato Uyuni famoso per il suo Salar.
Il Salar è quel che resta di un enorme lago salato. Devi immaginare una distesa bianca e accecante come la neve, grande un quarto della Svizzera. In mezzo ci sono delle isole piene di cactus alti fino a 12 metri che hanno migliaia di anni. Lo scenario è mozzafiato ed è difficile da descrivere a parole. Se vuoi puoi cercare qualche immagine in internet (basta cercare salar Uyuni).
Prima di arrivare al salar ho attraversato una zona a 5000 metri d'altezza piena di lagune colorate di giallo, verde, rosso e blu. Il colore deriva dai sali minerali vulcanici che si trovano nel terreno. Non ci crederai ma nelle lagune vivono colonie di migliaia di fenicotteri rosa.
Di notte la temperatura scende fino a meno 20 e la bottiglia d'acqua che avevo di fianco al mio letto si è congelata.
Domani il mio viaggio continua verso Potosi. Una città con una storia ricca e triste nello stesso tempo, ma di questo ti racconterò poi...
Ciao
Alex
Potosi (Bolivia) - 4 luglio 2003

Ciao mi trovo a Potosi, la città del Cerro Rico, la montagna d'argento scoperta dagli spagnoli che ha fatto la ricchezza di tutta l'Europa ma che ha portato alla morte 8 milioni di Indios che ci hanno lavorato.
La citta è molto bella in perfetto stile coloniale e si trova a 4100 metri d'altezza (la città più alta del mondo).
Resterò qui alcuni giorni per visitare le miniere, i musei e le chiese, poi vedrò.
Ciao.
Alex

Potosi (Bolivia) - 5 luglio 2003

Ciao Vladimiro, ho spostato la visita delle miniere a domani; quindi dovrai aspettare ancora un po' per avere un articolo.
Posso solo raccontarti che dopo la visita al Salar di Uyuni ho preso un pulman che in 5 ore di strada polverosa mi ha portao a Potosi dove mi trovo ora.
La strada attraversava pianure e canyon dai colori surreali. La terra è piena di minerali e si incontarno rocce con venature viola, verdi e rosse.
Questa è la terra di Billy the Kid che dopo il famoso assalto al treno carico d'argento e oro si è rifugiato in questi luoghi dove è stato braccato e ucciso dagli sceriffi di un tempo.
La terra ricorda molto il Far West.
Il nostro pulman sembrava una diligenza che sferragliava lungo la strada, ogni volta che c'era una sosta bisognava scendere a spingere per riavviarlo.
Il pulman è partito pieno di gente e lungo il percorso ha raccolto decine di campesinos che salivano in città a vendere il prodotto del loro duro lavoro: patate, mais, e altre verdure tipiche di qui di cui non conosco il nome.
Ora sono a Potosi la città della grande miniera.

Ciao. Alex

Potosi (Bolivia) - 6 luglio 2003

Ciao Vladimiro, ho appena visitato il sito che hai dedicato al mio viaggio, è molto bello e sono lusinagato di far parte del tuo giornalone.

Come già ti ho scritto mi trovo a Potosi, una città costruita a 4100 m d'altezza ai piedi di una montagna chiamata il Cerro Rico.
Racconta la leggenda che un pastore andino nel attorno al 1550 si aggirava da queste parti con i suoi lama. Sorpreso dalla notte si accampò e per combattere il freddo accese un fuoco. Il mattino dopo sotto la legna bruciata trovò dell'argento fuso. Quel pastore aveva scoperto a sua insaputa la più grande miniera d'argento di tutto il mondo.
In quegli anni in questa regione regnava la Spagna con i suoi coloni, fu così che presto la montagna, che era stata chiamato il Cerro Rico (la montagna preziosa), diventò proprieta' dei ricchi spagnoli.
Per estrarre l'argento furono impiegati migliaia di schiavi indio e si calcola che siano morti circa 8 milioni di minatori. La montagna è stata sfruttata per 300 anni e Potosi era diventata la città più importante del mondo con circa 200.000 abitanti. A Potosi c'era perfino una zecca che produceva le monete di tutto il regno conosciuto in quegli anni. Le monete venivano trasportate a dorso di lama e poi con il treno fino al mare dove venivano imbarcate sui velieri per essere portate in Europa.
Chiaramente questo ha fatto la fortuna dei pirati inglesi e olandesi che abbordavano e saccheggiavano le navi.

Dopo 300 anni l'argento è quasi scomparso e ora nella montagna, ormai ridotta ad un formaggio emmenthal, ne restano solo poche tracce. Oggi i minatori scavano per estrarre lo stagno, lo zinco ed altri minerali.
Il prezzo di questi minerali è molto basso quindi i minatori lavorano molte ore per guadagnare solo pochi franchi al giorno.

Sono andato a vistare le miniere con una guida. Il tour iniziava alle nove e dopo esserci vestiti come dei minatori, con delle tute, gli stivali e ilcasco, ci siamo recati sulla montagna. Meglio sarebbe dire dentro la montagna, infatti siamo entrati in una delle migliaia di miniere e abbiamo camminato in minuscoli cunicoli per centinaia di metri.
La luce era appesa al nostro casco e spesso si spegneva per gli spostamenti d'aria dovuti alle esplosioni delle mine. La luce consiste in una fiammella tipo accendino che si trova sul casco.
All'interno è molto difficile muoversi e spesso si scivola e si picchia la testa. I minatori lavora qua dentro e fanno esplodere le mine (dinamite) avanzando di 20-30 cm nella montagna.
C'erano bambini di 12 anni a centinaia di metri di profondità che trasportavano verso l'esterno carichi di 45 kg attraverso un budello di cunicoli.
Io sono rimasto dentro poco più di un'ora e mi mancava l'aria; loro fanno turni ufficiali di 8 ore che spesso diventano di 16.
Ho provato una profonda tristezza per questa gente che lavora un giorno intero per guadagnare da 10 a 20 boliviani (2-4 frs)!!
Questa visita mi fa molto riflettere sulle comodità che abbiamo noi e su come spesso facciamo i capricci per cose poco importanti. Non ho più parole, viaggiare è bello ma la realtà è troppo spesso dura e cruda.

Domani ripartirò per Sucre e spero di ritrovare un po' di serenità
Ciao Il tuo corrispondente dal Sud del mondo...

Sucre (Bolivia) - 8 luglio 2003

Ciao Vladimiro, sono arrivato a Sucre, una città a 2700 m d'altezza. Finalmente fa un po' più caldo e si può passeggiare in maglietta. Rimango qui alcuni giorni per rilassarmi e riposarmi prima di andare nella capitale della Bolivia La Paz.
Ne approfitto per raccontarti che Sucre è stata costruita dagli spagnoli nel 1500 per approfittare del suo clima mite. E' una città completamente bianca e le case hanno i tetti di coppi, un po' come quelle del Mendrisiotto. La città sembra una grande scacchiera e ci si sposta da un posto all'altro contando i "quadri" a destra e a sinistra. Intorno a Sucre tante verdi colline e una zona rocciosa dove si possono ammirare le impronte lasciate dai dinosauri migliaia di anni fa.
A proposito di animali, sai quali sono gli animali tipici della Bolivia andina? Nelle campagne e sulle montagne si incontrano soprattutto i lama e gli alpaca. Sono animali domestici allevati dall'uomo per la lana e per la carne. Si vedono anche le vicuñe e i guanachi che sono della stessa famiglia dei lama ma sono selvatici. Fra le rocce si possono vedere le viscache, una specie di incrocio fra il coniglio e l'ermellino: praticamente è un coniglio con la coda lunga e arrotolata. Nei cieli volano i condor, i rapaci con una apertura alare di quasi 3 metri.
La Bolivia però non è solo montagna, anzi la gran parte del territorio è ricoperto dalla giungla amazzonica ed è piena di vegetazione e animali di ogni tipo. Purtroppo devo fare delle scelte e per quest'anno ho deciso di rimanere sulle alte montagne, quindi niente giungla.
Ciao. Alex

La Paz (Bolivia) - 10 luglio 2003

Ciao Vladimiro,
sono atterrato ieri a La Paz quella che noi erroneamente crediamo sia la capitale della Bolivia. In realtà la capitale è Sucre. Il nome Bolivia e Sucre derivano dai due generali Bolivar e Sucre che attorno il 1850 liberarono questa nazione dai coloni spagnoli. A Bolivar, il più importante è andato il nome della nazione mentre a Sucre quello della capitale.
La Paz è comunque la città più grande con più di 2 milioni di abitanti. E' stata costruita dentro una grande scodella naturale di 5 km di larghezza. Di notte con tutte le luci sembra il riflesso di un cielo stellato, è veramente affascinante. La città è piena di vita e sembra un grande mercato piena di negozietti e bancarelle e ci si può trovare di tutto, dalle cose più moderne a quelle più tradizionali; pensa che c'è una via intera dedicata alle arti magiche degli stregoni che ancora si trovano nelle campagne, sembra di essere a Diagon Alley nel mondo di Harry Potter.
Come tutte le grandi città dei paesi del terzo mondo è piena di contraddizioni e di cotrasti, ci sono persone molto ricche e persone molto povere che purtroppo dormono per le strade. La mancanza di soldi fa si che le persone si debbano ingegnare per trovare un lavoro per poter guadagnare quelche soldo. Se ne vedono di tutti colori, il più particolare che ho visto è l'imprestatore di Natel che all'angolo della strada presta a pagamento il proprio telefonino che ovviamente è legato con una catenella al corpo del proprietario per evitarne il furto. Fuori da tutti gli uffici pubblici ci sono i tavolini delle persone che si fanno pagare per scrivere a macchina le lettere. Qui molta gente non va a scuola e la maggior parte è analfabeta e quindi ha bisogno che qualcuno scriva e legga per lei. Ho visto bancarelle dove portare le cartuccie delle stampanti per farle riempire, tutto viene riutilizzato e niente va buttato.
Come al solito i più sfortunati sono i bambini che non potendo andare a scuola (la scuola è privata e costa parecchio) si ritrovano per la strada a fare tutti tipi di lavoro. Ci sono gli strilloni che al mattino presto girano per la città vendendo i giornali e strillando i titoli delle notizie principali, ci sono quelli che si sporgono dai finestrini degli autobus gridando le destinazioni e i prezzi, quelli che ti lustrano le scarpe, quelli che lavorano nei campi, che pascolano gli animali, che vendono i pop corn, i libri usati, le bevande fatte in casa e qualsiasi altro genere di merce, insomma qui i bambini lavorano a partire dai 5 anni e non è bello.
A La Paz ci voglio stare qualche giorno perché voglio capire meglio questa città, quindi aspettati altre notizie.
Ciao

La Paz (Bolivia) - 12 luglio 2003

Ciao, come va? Qui sempre tutto bene oggi ho visitato il sito archeologico di Tiwanaco (civiltà preincaica) ed è stato molto interessante. La guida era piena di entusiasmo. Più si sta qui più ci si rende conto del disastro culturale che hanno fatto gli spagnoli...

Ho deciso di fare un cambio di programma e domani invece di andare direttamente in Perù scendo nell'Amazzonia boliviana. Sarà un tour di 4 giorni con jeep e canoa alla ricerca delle anaconda, dei capibara, delle scimmie urlatrici e dei delfini di fiume con i quali, pare, si potrà nuotare (alligatori permettendo) Purtroppo ci saranno anche le zanzare...

Ciao
Alex

La Paz (Bolivia) - 19 luglio 2003

Ciao Vladimiro, come già ti ho scritto la Bolivia è formata da due zone distinte, una è l'altipiano delle Ande posto ad un' altezza di 4000 m dove si è snodato la maggior parte del mio viaggio e l'altra è la giungla amazzonica, la stessa giungla che compone l'intero immenso Brasile.
Da La Paz con un volo di un'ora si può giungere a Rurrenabaque, un villaggio amazzonico sulle rive del Rio Beni, da dove si possono fare dei brevi viaggi organizzati alla scoperta dei segreti della giungla.
Ho preso il volo sette giorni fa su di un aereo molto piccolo (solo 12 posti) che ha sorvolato la catena delle montagne innevate ed è planato nel verde della giungla. A Rurre la temperatura era molto più alta e c'era molta umidità, all'inizio è stato un po' uno shock ma poi tutto è andato bene. Le prime tre notti le ho passate nella Pampa (una zona della giungla con poca vegetazione ma con molte paludi) e le seconde tre notti nella selva (giungla vera e propria).
L'esperienza è stata fantastica, si dormiva in capanne di legno e al mattino si veniva svegliati dal richiamo della scimmia urlatrice. Dopo la colazione (desayuno) si partiva con la barca e si risaliva il fiume alla ricerca di caimani e alligatori. Ho fatto il bagno in un' acqua color cioccolato e ho nuotatop con i delfini rosa di fiume. Nell'acqua c'erano anche i famosi piraña che abbiamo anche pescato. Se non hai ferite i piraña non sono pericolosi perché sono attratti dall'odore del sangue, comunque il mio è stato un bagno non tanto tranquillo, avevo paura che qualche caimano mi afferrasse per i piedi. La cosa più emozionante è stata camminare per tre ore in una palude con il fango fino alle ginocchia per cercare un'anaconda. Alla fine ne abbiamo trovata una piccola di solo 2 metri (arrivano normalmente fino ai 7 metri di lunghezza). Nella palude vivono decine di uccelli: aironi, cormorani, marabù, gru e tanti altri. Lungo le sponde del fiume scendono ad abbeverarsi i capibara che sembrano dei porcellini d'india grandi come dei cani, e gli alberi sono pieni delle immancabili scimmie.
Nella giungla l'ambiente è diverso, la vegetazione è molto fitta e il sole non arriva a terra. Da una collina abbiamo visto il volo maestoso delle are, pappagalli molto grandi dai colori rosso, blu giallo e verde. Nella foresta non si vedono molti animali perché si nascondono facilmente ma è possibile sentirne i richiami e ti assicuro che durante la notte il rumore diventa assordante. Durante una gita notturna abbiamo visto gli occhi delle tarantole appostate per la caccia e abbiamo seguito le tracce del giaguaro (il re della selva).
Ho visto almeno trenta tipi di formiche diverse, formiche portatrici di foglie, cacciatrici, ladre di uova, carnivore, formiche di fuoco dal morso dolorosissimo, giganti (1 cm e mezzo) e piccolissime (1 mm).
Ho bevuto l'acqua contenuta nelle liane spugna e ho mangiato le termiti del legno che sanno di carota. La guida mi ha poi insegnato alcuni segreti sulle piante medicinali che ancora oggi vengono usate dalla gente per curare qualsiasi tipo di malattia, ho costruito collane e anelli usando i semi degli alberi e ho nuotato al tramonto nel mitico Rio Beni. Insomma la mia settimana nella foresta è stata ricca di emozioni e difficilmente me ne dimenticherò.
Ora sono tornato a La Paz e proseguirò il mio viaggio verso il lago Titicaca attorno al quale è nata la civiltá di Tiwanacho che ha dato origine a quella degli Inca, il glorioso popolo che ha vissuto sulle Ande prima dell'avvento degli spagnoli.
Ciao e a presto...
Alex

Titicaca (Perù) - 22 luglio 2003

Ciao Vladimiro, ormai sono arrivato in Perù. Per arrivarci ho costeggiato il lago Titicaca che in lingua quecha significa lago del Puma. Il puma, come il condor e il lama, sono considerati animali sacri.
Attorno a questo lago grande come un quarto della Svizzera sono nate e si sono sviluppate le civiltà preincaiche che in seguito hanno dato vita all'impero degl Inca. Il colore dell'acqua è di un blu molto intenso ed è molto limpida.
Camminando lungo le frastagliate e rocciose coste sembra di essere nel mare Mediterraneo, su un isola greca o in Sicilia. Questo è il lago navigabile più alto del mondo, si trova infatti a 3850 metri d'altezza. Il lago fa da frontiera ed unisce la Bolivia ed il Perù. Sul versante boliviano c'è la città di Copacabana dalla quale si può partire per raggiungere dopo due ore di navigazione l'isola del Sole dove, si dice, il dio Viracocha ha dato vita al Sole (Inti) e alla Luna (Quilla). Sull'isola ci sono i resti di templi e costruzioni degli Inca. Vi ci si trova anche una roccia che assomiglia vagamente ad un Puma seduto, la roccia viene chiamata Titicaca e da qui il nome del lago.
Sul versante peruviano c'è invece la città di Puno da dove si parte per visitare le isole flottanti degli Uros. Le isole flottanti sono isole artificiali larghe alcune decine di metri costruite dagli abitanti utilizzando la totora, una pianta che ricorda molto i nostri canneti. Camminare sulle isole è morbido e piacevole. Le persone vivono di caccia, di pesca e, chiaramente, di turismo. Inoltre spesso vanno sulla terra ferma per scambiare i loro prodotti con patate, farina e altro ancora.
Pare che più di mille anni fa i primi Uros abbiano costruito queste isole per evitare di venir sottomessi dagli Inca. Tipiche di qui sono le imbarcazioni di totora con la testa del puma. Un navigatore nordico a metà del 900 ha attraversato l'Oceano Pacifico utilizzando una di queste imbarcazioni. La spedizione venne chiamata Kon Tiki e serviva per provare che ci fosse stato un contatto fra le popolazioni del Titicaca e quelle della Polinesia, infatti ci sono molte similitudini fra la lingua parlata (polinesiano e quecha) e nel modo di costruire le statue raffiguranti gli Dei.
Domani lascerò questa zona e proseguirò verso Cuzco, la capitale dell'impero Inca.
Ciao Alex

Cuzco (Perù) - 24 luglio 2003

Ciao Vladimiro, eccomi a Cuzco la capitale dell'impero Inca.
In lingua quecha Cuzco significa "ombelico del mondo". Può essere paragonata a Roma all'epoca dell'impero romano.
Da Cuzco partivano tutti i cammini inca che collegavano gli altipiani andini a 4000m, l'Oceano Pacifico e la giungla amazzonica. Cuzco si trova nella valle del fiume Urubamba a 3400m d'altezza. La valle è una zona molto fertile dove crescono facilmente il granoturco, la quina (cereale delle ande) e le patate che sono alla base dell'alimentazione di questa zona. Pensa che ci sono più di cento tipi diversi di patate e peccato che per i turisti preparano quasi solamente quelle fritte.
Sapevi che prima della scoperta dell'America in Europa non si conosceva la patata?
Gli Inca avevano un modo molto particolare di costruire i muri. Prendevano delle pietre molto pesanti e le tagliavano in modo molto irregolare, alcune esagonali, altre a trapezio, altre quadrate e le assemblavano senza usare cemento. I muri erano solidissimi e mastodontici.
Quando sono arrivati gli Spagnoli Cuzco è stata semi distrutta e sui muri inca sono state costruite le case coloniali. Passeggiando per le strade si possono vedere le case con i muri metà di pietra (inca) e metà di mattoni (spagnoli).
I vicoli sono molto stretti e molto affascinanti. Dalle case sporgono balconi di legno e in certi casi sembra di camminare indietro nel tempo. A volte mi sembra di immaginare i vicoli pieni di Indio Inca vestiti con i loro coloratissimi poncho e di Spagnoli nelle loro lucenti armature che cavalcano i loro cavalli.

Sai che prima della scoperta delle Americhe qui non c'erano i cavalli e la ruota non era conosciuta? Gli Inca si spostavano a piedi e caricavano le loro merci sul dorso dei lama e degli alpaca.
Quando sono arrivati gli Spagnoli con le armature, con i cavalli e con la barba (al popolo indio non cresce) agli Inca è sembrato di vedere degli Dei e questo è stata l'inizio della fine della civiltà incaica.
Gli Spagnoli hanno distrutto e rovinato tutto, hanno costruito le loro città su quelle già esistenti e hanno distrutto i templi per costruire le chiese.
Non sono però riusciti a trovare una città che è rimasta nascosta per molti secoli ed è stata scoperta, ormai disabitata, solo il 24 luglio del 1911: il Machupichu.
Sto per partire per andare a visitarne le rovine, quando torno ti racconto.
Ciao.
Alex

Machupichu (Perù) - 25 luglio 2003

Ciao Vladimiro, mi trovo a Acquas Calientes, un piccolo paesino nella valle del fiume Urubamba. Sono arrivato qui ieri sera con il treno e questa mattina molto presto sono salito a piedi alle rovine della città sacra del Machupichu.
La salita è stata abbastanza dura ma lo spettacolo che si apre dopo un'ora e mezzo di cammino è indimenticabile. Adagiata in una piccola conca a 2400 metri d'altezza e ben nascosta dalle montagne circostanti si incontra Machupichu.
La città è interamente fatta di pietra e sono stati impiegati 150 anni e molti uomini per costruirla. I muri sono impressionanti, ogni sasso è stato tagliato appositamente e lavorato in modo che si assemblasse perfettamente con gli altri. Alcune pietre sono molto grandi e pesanti ed è ancora un mistero sapere come siano state trasportate e posizionate in modo così preciso.
La città è divisa in tre parti ben distinte: la zona agricola, quella artigianale e quella religiosa.
Nella zona agricola si trovano dei terrazzamenti di pietra simili a quelli che si trovano da noi ma questi sono molto più vertiginosi. Tra i terrazzi ci sono dei canali per deviare l'acqua in modo di poter irrigare perfettamente i diversi campi. Qui, visto il clima umido e abbastanza caldo, si coltivavano diversi alberi da frutta, cereali e patate.
Nella zona artigianale si trovano le case dove abitavano le persone e dove si svolgevano i lavori d'artigianato come la tessitura e la lavorazione delle porcellane.
Nella zona religiosa i muri delle case erano molto più rifiniti e ben fatti. Gli Inca davano molta importanza alla religione e credevano che il mondo fosse diviso in tre parti: il sottoterra dove i morti continuavano a vivere (rapprasentato del serpente), la terra dove si vive ogni giorno (rappresentata dal puma) e il cielo dove andavano a finire le anime dei morti (rappresentato dal condor). Per riprodurre questi tre importanti livelli venivano costruite, nei templi, delle scale con tre gradini sulle quali si svolgevano i diversi rituali.
Vicino al tempio c'era l'immancabile osservatorio astronomico che serviva per conoscere il ritmo delle stagioni e del clima. Ricordati che gli Inca adoravano il Sole, La luna e le Stelle. Per questo avevano sempre un osservatorio per poter studiare il movimento dei loro dei.
Ho gironzolato fra le rovine per alcune ore, si respira un'atmosfera magica e sono convinto che questo posto non sia stato scelto a caso. Purtroppo gli Inca non conoscevano la scrittura e non hanno potuto lasciare nessuna testimonianza scritta che spiegasse il loro modo di vivere. Gli archeologi oggi possono solo fare delle ipotesi sulla base dei loro studi e della loro esperienza; questo senso di mistero rende tutto ancora piú emozionante.
Dopo la visita sono ridisceso qui ad Acqua Calientes dove, come dice il nome stesso, ci sono delle piscine di acqua calda termale e ho deciso di farmi un bel bagno rilassante.
Domani tornerò a Cuzco visitando vari paesi dove si trovano altre rovine dell'impero Inca.

Il mio viaggio sta volgendo al termine e fra pochi giorni andrò a Lima (capitale del Perù) da dove volerò verso la Svizzera. Spero che questo mio racconto abbia incuriosito qualche lettore piccolo o grande, e spero che possa essere lo stimolo per altri viaggi ed altre avventure.
Ciao Vladimiro ti ringrazio per la disponibilità e ti do l'arrivederci per settembre quando ricomincerà la nostra scuola.
Alex